Il diabete

Cos’è il diabete di tipo 1?

Il diabete mellito di tipo 1 (o diabete giovanile o diabete insulinodipendente) è una malattia autoimmune del metabolismo, ad esordio prevalente nell’infanzia o nell’adolescenza, nella quale il sistema immunitario aggredisce le cellule del pancreas che producono insulina, determinandone un deficit assoluto di produzione. Costituisce una patologia in progressivo aumento in Italia e nelle società occidentali. Solo in Italia, i bambini e giovani colpiti dal diabete di tipo 1 sono circa 20000, con un’incidenza che sembra variare molto da regione a regione.

Come si riconosce il diabete di tipo 1?

Il diabete all’esordio si presenta con un frequente bisogno di bere (polidipsia) e di urinare (poliuria), dimagrimento, malessere generale, irritabilità e stanchezza. Questi sintomi sono dovuti a un aumento nel sangue di zuccheri (il glucosio) che, a causa della mancanza di insulina, non possono essere utilizzati come energia e vengono eliminati dai reni trascinando con sé moltissimi liquidi. Se la patologia non viene riconosciuta tempestivamente, si passa dalla fase di iperglicemia semplice alla fase di chetoacidosi, in cui si va incontro ad un progressivo deperimento organico con disidratazione che può portare fino al coma.

Che terapia si segue per curare il diabete di tipo 1?

Il cardine della terapia è rappresentato dall’insulina che deve essere somministrata necessariamente per via iniettiva (l’insulina non è attiva per via orale). Il diabete all’esordio richiede un tempestivo ricovero ospedaliero necessario a ripristinare i parametri fisiologici, a individuare i protocolli terapeutici adeguati al singolo paziente e per mettere la famiglia e i pazienti in grado di gestire la nuova situazione. L’insulina viene abitualmente somministrata con 3-4 iniezioni giornaliere (indicativamente prima dei pasti), che consentono di utilizzare i carboidrati nell’energia cellulare necessaria. E’ parallelamente necessario un controllo pluriquotidiano del livello degli zuccheri nel sangue (glicemia) tramite piccoli prelievi dai polpastrelli e un adeguamento delle abitudini di vita e di quelle alimentari. Grandi benefici alla regolarizzazione del livello glicemico sono ottenuti dallo svolgimento di un’attività fisica regolare. Una terapia ben impostata e l’aderenza scrupolosa all’autocontrollo glicemico ed alle norme igienico-alimentari permettono abitualmente il mantenimento di glicemie medie intorno a 140-150 mg/dl (anziché 80-100 del soggetto non diabetico).

Si può guarire dal diabete di tipo 1?

Al momento no. Il diabete di tipo 1 è pertanto una malattia cronica, curabile ma non guaribile. Esistono numerosi filoni di ricerca scientifica al proposito, tra cui spiccano quelli focalizzati sull’uso di cellule staminali per ricreare le cellule distrutte del pancreas. Il problema però non sembra di imminente risoluzione.

Cos’è la glicemia?

La glicemia è una misura del livello di zuccheri nel sangue (glucosio), e si esprime in mg/dl. Il valore abituale di glicemia a digiuno per una persona non diabetica è di 80-100, ma vengono considerati normali valori compresi tra 70 e 110. La misurazione della glicemia si effettua a partire da un campione di sangue. I glucometri (o reflettometri) sono strumenti delle dimensioni di un telefono cellulare, in grado di misurare la glicemia in pochi secondi a partire da una goccia di sangue capillare prelevata da un polpastrello.

Cos’è un’ipoglicemia e che sintomi presenta?

Un’ipoglicemia è una condizione caratterizzata da una bassa concentrazione di zuccheri nel sangue (indicativamente inferiori a 60). I sintomi iniziali (segni di allarme dell’organismo) sono sudorazione, tremori, giramenti di testa, fame, stanchezza, calo dell’attenzione e pallore, ma possono arrivare a visione confusa, stato confusionale, scosse muscolari, sonnolenza fino al coma (segni di disfunzione del sistema nervoso).

Cosa occorre fare in caso di ipoglicemia?

Prima di tutto bisogna interrompere qualsiasi attività in corso, in particolare se si sta praticando sport, lavorando o guidando l’automobile. Successivamente si devono immediatamente assumere degli zuccheri: semplici (zucchero, bevande zuccherate, succo di frutta, caramelle), che vengono assorbiti rapidamente e hanno la capacità di aumentare subito la glicemia, e complessi (pane, cracker), il cui effetto si manifesta più tardi ma è più duraturo. La dose necessaria è in genere di 15 g. Fino a quando il paziente è parzialmente cosciente ed in grado di deglutire, è possibile mettere in bocca, possibilmente sotto lingua, zuccheri semplici che vengono assorbiti già nella cavità orale. Si deve cioè permettere la ripresa della conoscenza e successivamente l’alimentazione per bocca. Se la situazione non migliora o la crisi è più grave con stato soporoso o convulsioni si deve utilizzare il glucagone (1 fiala) che va iniettato nel muscolo ed è efficace in 5-10 minuti. Il glucagone è in vendita in farmacia (Glucagen Hypokit, pronto in siringa). Va conservato in frigorifero ed è importante controllarne sempre la scadenza. Tutti i soggetti con diabete devono averne una confezione in casa.

Cos’è un’iperglicemia e che sintomi presenta?

Un’iperglicemia è una condizione del paziente caratterizzata da valori glicemici indicativamente superiori a 300, legati a una troppo alta concentrazione di zuccheri nel sangue. Se la glicemia supera i 300 mg/dl, i sintomi generali sono sete intensa, bisogno di urinare, stanchezza, mancanza di appetito e dolori addominali se è contemporaneamente presente acetone nel sangue e nelle urine, segno di grave carenza insulinica.

Cos’è l’emoglobina glicosilata?

L’emoglobina glicosilata misura la percentuale di emoglobina (la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue) che si è stabilmente legata al glucosio, cioè ‘glicosilata’. Dà una misura dell’andamento glicemico medio degli ultimi tre mesi. Nei soggetti non diabetici i valori sono inferiori al 6%. Valori inferiori al 7% sono indicativi di un buon controllo del diabete, valori tra 7 e 9% di medio controllo, valori superiori a 9% di cattivo controllo. Alti valori di emoglobina glicosilata per anni sono associati ad un maggior rischio di complicanze del diabete. Il valore di emoglobina glicosilata dei pazienti diabetici viene misurato trimestralmente tramite un prelievo di sangue.

A che complicanze può portare un diabete non ben compensato?

Le complicanze a lungo termine dell’iperglicemia cronica comportano inevitabilmente disturbi per la circolazione, soprattutto per la circolazione capillare degli occhi (retinopatia diabetica) e dei reni (nefropatia diabetica), seguite da lesioni del sistema nervoso (neuropatia diabetica) e della circolazione maggiore, con rischio aumentato delle complicanze arteriosclerotiche (cuore, cervello, circolazione periferica). Il tentativo di tenere i livelli di glicemia troppo vicini ai valori normali comporta il rischio di eccedere con le dosi insuliniche, scivolando verso bassi livelli di zucchero nel sangue (ipoglicemia) fino al coma ipoglicemico.

Cos’è un microinfusore?

Il microinfusore è un dispositivo ad alta tecnologia che consente l’infusione continua, 24 ore su 24 e a dosi regolabili, di insulina nel tessuto sottocutaneo attraverso un piccolo catetere inserito nell’addome. Il microinfusore è in grado di somministrare insulina in due modalità: infusione basale continua, cioè quella che serve a mantenere normali i valori della glicemia nel periodo di digiuno, e i boli, regolati e attivati direttamente dalla persona in base alle esigenze del momento (pasto o valori glicemici troppo elevati). Oggi esistono diversi modelli di microinfusori, con la caratteristica comune di avere dimensioni così ridotte da poter essere indossati con disinvoltura ed in modo da non essere notati. I microinfusori più recenti sono dei piccoli computer, in grado di emettere segnali acustici in caso di problemi tecnici di funzionamento. Il set di infusione si compone di un piccolo ago di plastica, la cannula, collocato sotto la cute assieme a un tubicino, anch’esso in materiale plastico. Ogni due-tre giorni il set deve essere sostituito per evitare infezioni. Il microinfusore tecnologicamente più avanzato è anche in grado di misurare la glicemia in continuo qualora al soggetto venga applicato un sensore sottocutaneo.

Esistono modalità di somministrazione dell’insulina alternative all’iniezione?

Durante gli ultimi anni sono stati sperimentati approcci di somministrazione di insulina per via orale, per inalazione e per via transdermica. Sfortunatamente, nessuno di questi approcci presenta al momento la stessa efficacia della somministrazione per iniezione non risultando pertanto approvato in Europa per la terapia del diabete tipo 1.

Esistono modalità di misurazione della glicemia alternative al prelievo di sangue dal polpastrello?

Da qualche anno esiste il sensore in continuo della glicemia che è in grado di misurare 24 ore su 24 il livello glicemico rilevato da un piccolo catetere inserito nel tessuto sottocutaneo. La durata di ogni sensore è di 3-7 giorni e dipende dal livello glicemico medio (durata maggiore per glicemie medie più basse) e dal modello. In Italia è in commercio solo un modello, mentre negli Stati Uniti ne sono disponibili 3. I sensori hanno per ora costi elevati (circa 80 euro ogni 3-5 giorni). Tecniche basate sull’uso dei raggi infrarossi per misurare la glicemia in modo non invasivo sono state più volte sperimentate, ma a tutt’oggi non sono implementate in apparecchi di tipo commerciale.

Cos’è il pancreas artificiale?

Negli ultimi anni la tecnologia ha fatto passi da gigante ed in vari centri di ricerca nel mondo si sta lavorando alacremente per realizzare la cosiddetta ‘ansa chiusa’, cioè un sistema che rilevi le glicemie in continuo in maniera del tutto affidabile e che possa decidere in base a ciò la giusta dose di insulina da somministrare, sia durante il digiuno (obiettivo di imminente realizzazione) che durante i pasti (obiettivo di non imminente realizzazione). Lo strumento assomiglierebbe in pratica ad un microinfusore tecnologicamente più avanzato, che contenga un algoritmo in grado di regolare autonomamente la somministrazione di insulina minuto per minuto, imitando così il pancreas fisiologico.

Con il trapianto di pancreas è possibile guarire il diabete?

Essendo il diabete di tipo 1 una malattia autoimmune, un teorico trapianto di ‘nuove’ cellule in grado di produrre insulina e identiche a quelle del soggetto con diabete comporterebbe il rapido riattivarsi dell’aggressione verso tali cellule con la distruzione del nuovo trapianto nel giro di pochi mesi. Il trapianto invece di un pancreas proveniente da un’altra persona comporta inevitabilmente il fenomeno del rigetto come per gli altri organi e richiede una pesante terapia immunosoppressiva a vita. Alcuni centri italiani effettuano da anni il trapianto di pancreas o di pancreas-rene in caso di contemporanea insufficienza renale, ma l’intervento è riservato ad adulti con diabete già complicato. Si sta ricercando, per ora senza successo, di trapiantare cellule-beta pancreatiche in modo tale che non vengano distrutte dal sistema immunitario.

Qual è il simbolo del diabete?

Il simbolo del diabete è il cerchio blu. È stato adottato durante la campagna “Unite for Diabetes”, la quale aveva l’obiettivo di ottenere una Risoluzione delle Nazioni Unite sul Diabete, votata finalmente il 20 dicembre del 2006. Da allora il cerchio blu in tutto il mondo è anche il simbolo del World Diabetes Day, cioè della Giornata Mondiale del Diabete. Nel simbolo il colore blu è il colore del cielo che accomuna tutte le persone del mondo, ed è il colore della bandiera dell’ONU, richiamando che il diabete è un problema globale, una pandemia sempre più estesa. Inoltre il cerchio, nella sua semplicità, ricorda l’unione delle forze di tutto il mondo necessarie per un comune impegno.